Scommetto, senza intraprendere nessuna indagine statistica, che una persona su dieci conosce che cosa è il ddl Zan. I restanti nove o non hanno idea di cosa sia – dormendo sereni sul guanciale dell’ignoranza – o cominciano con le solite tiritere imboccate da strateghi della comunicazione per posizionarsi a favore o contro a prescindere. Il perché, l’essenza stessa che dovrebbe muovere ogni nostra azione, viene relegato a elemento pleonastico. L’importante è schierarsi, salire in cattedra – dopo essersi laureati su Facebook e Twitter – e rilasciare la potenza di fuoco di dabbenaggine. Sarebbe curioso conoscere gli effetti di tali posizionamenti su quelle che poi saranno le intenzioni di voto alle elezioni politiche. Sarebbe un peccato che un singolo ddl possa accompagnare la matita nella cabina elettorale, destinando all’oblio un whole of program di questo o quel partito/movimento.
A voi interessa chi lo ha presentato? Potrebbe essere utile saperlo? E’ dirimente? Sicuramente qualcuno potrebbe dire che se un disegno di legge viene presentato da un certo signore di Arcore, soprattutto se in materia di giustizia, conoscere l’autore sarebbe tanto importante quanto studiarne il contenuto. Come dargli torto. Rimane comunque il fatto che alla fine c’è la necessità di andare ad indagare il testo finale. Ce lo chiede la democrazia rappresentativa.
Cosa dice, dunque, il ddl? Innanzitutto, il titolo: Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Si parla anche di disabilità, dunque. Ma nel panorama giornalistico e mainstream italiano, viene solo sussurrato. Viene latrato solo l’omofobia, con l’unico obiettivo di dividere, come sempre, il popolo in destra e sinistra, in guelfi e ghibellini, in Medici e Pazzi, in clericali e anticlericali.
L’ossatura del testo si fonda principalmente sulla modifica di alcuni articoli del codice penale (art. 604-bis, art. 604-ter), del codice di procedura penale (art. 90-quater), al decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, in materia di prevenzione e
contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere e all’articolo 105-quater del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, in materia di centri contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Infine, non poco importante, vengono rassicurati coloro che vedono minata la libertà di espressione: Art. 4. (Pluralismo delle idee e libertà delle scelte), ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime conducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.
Per esempio, l’attuale art. 604-bis, primo comma lettera a) diverrebbe: “E’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”. E’ un’idea così malsana quella di aggiungere ulteriori motivi nel codice penale? Non credo.
L’unico articolo che davvero rappresenta terreno di scontro di questo ddl è il numero otto, dove l’ufficio elabora con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Senza sapere come verrebbe strutturata questa strategia, quali sono gli ends, ways e means, i detrattori del ddl hanno tutto il diritto di essere preoccupati di come essa potrà essere attuata. E se in effetti l’intenzione è intervenire nelle scuole? Con indottrinamento culturale in materia che andrebbe oltre la stessa questione discriminatoria?
Questa è la vera questione del contendere. Ma i parlamentari non sembrano interessati a mediare e risolvere, ma solo a costruire barricate. I favorevoli intenzionati a salvare tutto il ddl. I contrari ad affossarlo. Motivo? Propaganda che spinge gli elettori a tifare. L’informazione che agevola questo approccio, con l’ulteriore obiettivo di distrarre il popolo da ben altro più importante: la spartizione del denaro, le leggi anti-giustizia e anti-equità sociale. Buona apocalisse!